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sabato 19 aprile 2008

L'avvento del Neofascismo e della repressione dell'informazione


Il 24 Settembre a Rimini un gruppo di neo fascisti, pare legato a Forza Nuova, voleva colpire il centro Paz di Rimini e punire l’unico occupante, Walter Marco Mangia dell’esecutivo dei Verdi di Rimini e Manila Ricci, attivista per i diritti umani dell’ass. No Border. Sequestrati dai Carabinieri liquido incendiario, pistole a gas e piombini, coltelli a serramanico, tirapugni, catene di ferro, passamontagna, piedi di porco e baionette.

Nessun mezzo di informazione ha dato questa notizia così come in questi giorni i grandi media hanno teso a ridimensionare la scenata del clown di Arcore che dinanzi al suo amico Putin imita e simula con le mani un mitra che uccide la giornalista ridendo e scherzando.

In Italia la democrazia è in pericolo: i media sono asserviti al potere di un uomo pericoloso che si appresta a governare il Paese. Un uomo che senza timori in un istante deride tramite il suo comportamento una giornalista coma la Politovskaja uccisa dal regime di Mosca e minimizza il comportamento criminoso dell'amico russo mandante dell'omicidio.

Oggi e nei prossimi mesi e anni più che mai ci toccherà combattere per la libertà di informazione, la sola che potrà garantirci un futuro libero, preservarci dalla repressione dell'informazione (peraltro già paventata verso Travaglio e Santoro qualche giorno fa) e dall'attacco ad una democrazia già di per sè molto debole.

giovedì 3 aprile 2008

Quale futuro per l'Alitalia?


Si, è tutto vero. Air France-Klm lascia le trattative con Alitalia e lo fa tramite lo stesso Spinetta, presidente della compagnia francese, il quale ha annunciato ieri pomeriggio che non vi erano le condizioni per arrivare ad un accordo. Adesso cosa succederà? Qual è il futuro della nostra compagnia di bandiera? Fallirà? Per prima cosa analizziamo per grandi linee la proposta di Air France-Klm: taglio dei voli cargo e dei voli a lungo raggio che generano maggiori perdite, abbandono di Malpensa ma soprattutto la rilevazione di 2100 esuberi. Ovviamente i sindacati si sono opposti perché per loro la parola licenziamento è il male dell’umanità, è un diavolo da combattere a suon di crociate. Ma hanno spiegato ai lavoratori che se la compagnia fallisce le cose saranno ben peggiori? E molti più di 2100 posti di lavoro saranno persi? Forse l’hanno dimenticato e confidano ancora in quella mano invisibile dello stato che è tanto odiata dai liberisti. Ma hanno sbagliato ancora una volta perché proprio per la partecipazione dello Stato in Alitalia il nostro Paese ha ricevuto e continua a ricevere multe poiché ciò è vietato da una direttiva UE. Con un debito pubblico che raggiunge il 104% circa del PIL non è il massimo. Eppure tra i sindacati vi sono gli ottimisti, infatti l’Anpac, sindacato dei piloti, non si dice preoccupato della situazione perché arriverà il prode paladino della giustizia che salverà la nostra compagnia dalle grinfie dei francesi. E sì, perché i cugini d’oltralpe ci hanno offeso, secondo il cavaliere, con la loro proposta. Peccato che la proposta Air France-Klm prevedeva un ritorno all’utile già nel 2010, un rinnovo interno delle cabine sin da subito e un ricambio graduale dell’intera flotta. Che offesa per una compagnia che da 15 anni non chiude in attivo un bilancio.
Ma c’è un altro nodo da sciogliere: dov’è questa cordata di imprenditori italiani? Chi li finanzierà? Qual è la loro proposta? Bè, dove sia solo l’Altissimo può saperlo perché fino ad oggi nessuno si è fatto avanti ( tranne Toto che è stato bocciato per altri motivi già a Novembre). Berlusconi ha anche detto ch la banca Intesa era pronta ad effettuare un prestito ponte. Peccato che Passera, amministratore delegato di Intesa, abbia smentito tutto prima delle 24 ore successive. Per il leader del Pdl sarebbe ora di smettere di cercare il santo graal e magari iniziare a ragionare con i piedi per terra. Basta frivolezze e scoop dell’ultimo minuto che sanno tanto di spot elettorale. Gli italiani vogliono risposte serie, azioni concrete. Come quella di appena due giorni fa quando a Milano è stata assegnata l’Expo per il 2015. Assegnazione avvenuta grazie all’interazione fra le varie forze politiche e il cui culmine si è raggiunto con l’abbraccio di Prodi alla Moratti. Pensate se il nostro Paese fosse unito politicamente sempre come in quell’occasione. La nostra nazione sarebbe un paradiso invidiatoci da molti eppure non è così e dopo la breve parentesi di Milano si torna alla “normalità”. Non arrendiamoci italiani, diciamo basta ai bei discorsi. L'Italia che lavora vuole una rivincita.


Marco Salerno
Collaboratore Esterno de "Il Pensiero Giovane"

lunedì 10 marzo 2008

Bassolino, un uomo per tutte le mistificazioni


Il rinvio a giudizio del Governatore Antonio Bassolino per la gestione dei rifiuti in Campania, costituisce la ovvia conclusione della campagna mediatica organizzata in questi mesi, ma ciò non vuol dire che in tale incriminazione vi sia una logica immediatamente riconoscibile.
Perché è stato incriminato soltanto Bassolino e non i Commissari straordinari per l'emergenza-rifiuti in Campania succedutisi in questi tredici anni?
E in base a quale valutazione l'uomo che a quel tempo i media nazionali e internazionali presentavano come l'autore del "rinascimento bassoliniano", fu invece esautorato della gestione dei rifiuti?
Le contraddizioni si spiegano se si considera Bassolino per quello che realmente è sempre stato: un uomo di paglia, un prestanome. A metà degli anni '90, la celebrazione mediatica dell'inesistente "rinascimento bassoliniano" servì a coprire la privatizzazione della finanza locale operata a Napoli dallo stesso Bassolino. Oggi il crescente prelievo fiscale esercitato dai Comuni e
dalle Regioni non è in funzione della erogazione di servizi alla cittadinanza, ma va da un lato per i profitti delle esattorie private, dall'altro per il pagamento degli interessi sui BOC (Buoni Ordinari Comunali). I due lati alla fine possono essere anche lo stesso, poiché, per il consueto gioco delle
scatole cinesi, i veri padroni delle esattorie sono spesso anche i detentori dei BOC. Negli anni '90 i BOC del Comune di Napoli furono comunque piazzati in tutto il mondo, soprattutto in fondi di investimento statunitensi, cosa che procurò all'allora sindaco di Napoli grandissime lodi mediatiche.
Un altro motivo per il quale Bassolino è stato presentato per anni dalla stampa come un eroe, è che egli ha, silenziosamente e progressivamente, alienato la maggior parte del patrimonio immobiliare del Comune di Napoli a favore di agenzie immobiliari come la Pirelli. Bassolino è stato un portabandiera delle privatizzazioni anche nel campo della questione rifiuti, dove ha sempre avallato l'appalto a ditte private della rimozione e dello smaltimento dei rifiuti stessi.
Si potrebbe quindi pensare che il crollo d'immagine di Bassolino possa esser dovuto al fatto che oggi egli sia andato in qualche modo contro gli interessi dei gruppi affaristici che ha sempre favorito in passato, ma non risulta nulla del genere. Il punto è che Antonio Bassolino costituisce un capro espiatorio ideale, poiché è un uomo prevedibile e meccanico in ogni parola ed in ogni gesto, cioè un tipico prodotto delle scuole del Partito Comunista Italiano degli anni '60.
Chi lo ha conosciuto quand'era dirigente del Partito Comunista a Napoli, lo ricorda come un uomo incapace di pronunciare anche una sola frase che non avesse ripassato e memorizzato in precedenza. La sua fama di "ingraiano" duro e puro conferiva al suo rigido conformismo un alone eroico e disinteressato, perciò negli anni '70 e '80 Bassolino rappresentava la "faccia pulita" del PCI napoletano, in confronto ad altri dirigenti locali notoriamente con le mani in pasta, come Geremicca. Che nesso c'è fra il Bassolino "moralizzatore" e l'attuale Bassolino "amerikano", uomo di paglia delle multinazionali americane e della U.S. Navy che scaricano rifiuti tossici nel territorio campano?
Il nesso è evidente se si considera che il PCI adottò dal 1976 in poi la questione morale come bandiera ideologica totalizzante a causa dello scandalo Lockheed, partito dagli Stati Uniti all'inizio del 1976, ufficialmente per opera della commissione presieduta dal senatore Church. L'affare Lockheed costituì un'operazione ideologica di portata "epocale", poiché gli Stati Uniti cambiarono le carte in tavola al punto da far apparire a tutto il mondo il loro colonialismo commerciale nei confronti dei Paesi "alleati" come una questione di disonestà dei popoli da loro colonizzati.
I governi "alleati" degli Stati Uniti che furono coinvolti nello scandalo - Giappone, Germania, Olanda, Italia - erano accusati di aver acquistato dalla multinazionale americana Lockheed degli aerei militari da trasporto e di aver intascato per questo delle tangenti. In realtà i trattati di "alleanza" degli Stati Uniti sono veri trattati commerciali coercitivi, con i quali i Paesi
"alleati" si impegnano ad ammodernare il loro armamento rifornendosi dalle multinazionali degli stessi Stati Uniti. Ciò spiega in gran parte anche l'attuale smania di Bush di allargare la NATO ai Paesi dell'ex impero sovietico, dato che a questi Paesi, insieme al trattato di alleanza da
firmare, viene fornita anche la lista delle armi che devono acquistare dallo stesso Bush.
Nessuno in Italia notò il paradosso di una superpotenza che prima costringe i suoi alleati a diventare suoi clienti e poi li etichetta di disonestà. Nessuno notò la contraddizione di un capitalismo che si presenta come rapporto di mercato e poi invece si alimenta di commesse militari senza concorrenza e di operazioni commerciali estorte ai clienti. Nessuno notò neppure la falsità del luogo comune secondo cui gli Stati Uniti si accollerebbero generosamente le
spese per la difesa dei loro "alleati", come l'Italia.
La stampa e la magistratura si accanirono invece nella ricerca della "Antelope Cobbler" - nome in codice dell'ignoto percettore di tangenti interno al governo italiano -, senza volersi accorgere che la "tangente" era in realtà una mancia, dato che i governi in questione non avevano alcuna facoltà di opporsi all'acquisto degli aerei. Neppure Aldo Moro, nel famoso discorso del 1977 alla Camera per decidere dell'autorizzazione a procedere contro gli ex ministri della Difesa Gui e Tanassi, si soffermò su questa assurda pretesa statunitense di trasformare in superiorità morale il loro colonialismocommerciale.
È chiaro che la questione dello scarico dei rifiuti tossici - comprese le scorie nucleari dei sommergibili atomici attraccati nel porto di Napoli - non riguarda direttamente né Bassolino, né la camorra, ma direttamente il governo italiano, il quale è da anni presente nell'operazione con un suo Commissario.
Per quanto servile, Bassolino non viene ritenuto in grado di occuparsene in prima persona. Il suo ruolo attuale è appunto quello del parafulmine su cui dirottare l'indignazione di una popolazione costretta a subire una falsa emergenza, il cui scopo è di reperire sempre nuove discariche da riempire con sempre nuovi rifiuti tossici.


Domenico Letizia
Redattore de "Il Pensiero Giovane"

giovedì 14 febbraio 2008

IL "BEL PAESE" SOTTO I RIFIUTI


Da circa un mese è scoppiata nuovamente la cosiddetta "emergenza rifiuti" in
Campania.
Ma di situazione di "emergenza" si deve parlare?
La questione dei rifiuti campana è sì un' emergenza, ma difficilmente inscrivibile in una logica prettamente circostanziale. La questione riguardante il ciclo di smaltimento dei rifiuti è un problema che risale ormai a trent'anni fa. Come sottolinea Roberto Saviano in un suo articolo del primo giugno scorso sull'Espresso, la Campania è sempre stata teatro di smaltimento di rifiuti speciali provenienti da varie parti d'Italia, come ad esempio dalle concerie della zona di Santa Croce (Pontedera) o dagli inceneritori di Pisa e Milano, senza considerare poi i rifiuti provenienti da scarti ospedalieri delle varie regioni.

La spazzatura in questione insieme a ciò che viene prodotto in loco, non sono certo inseriti in un piano di smaltimento razionale, ma vengono esclusivamente parcheggiati in discariche o posti di stoccaggio inadeguati sotto vari profili.
Questa dinamica ha certamente favorito il business della vendita dei terreni distruggendo un intero ecosistema, determinando la trasformazione di vaste zone della regione in una vera e propria discarica a cielo aperto. Ma chi ci guadagna?

Come si può evincere da più fonti, a partire dall'articolo prima citato o da puntate della trasmissione televisiva Report, i terreni sono venduti spesso a società o ad acquirenti per conto terzi che poi li utilizzano, con la connivenza di amministrazioni locali e spesso della Camorra,per il deposito dei rifiuti. Gli abitanti di queste zone, una volta molto fiorenti per la pastorizia e per la produzione di ortaggi si vedono costretti a ridurre sempre più queste attività a causa dell'alto tasso di diossine nel suolo che hanno ucciso interi greggi e che continuano ad avvelenare l'intero ecosistema.

Statistiche del 2001 riportano che in queste zone, rispetto al resto d'Italia, il tasso di malattie tumorali o la nascita di feti malformati è più elevato di circa l'80%(l'Espresso 1 giugno 2007).

Quindi è evidente che per il profitto di pochi ne consegue il peggioramento della qualità della vita e della salute della maggior parte della popolazione.
Sempre per citare la puntata di Report (del 6 maggio 2007) è interessante notare che i controlli sugli ortaggi, che poi finiscono sulle tavole delle famiglie, sono praticamente nulli in certe zone.

In questo contesto è evidente che nel giro di una ventina d'anni si arrivasse alla "tanto sorprendente" emergenza da imputare ai governi centrali, specialmente degli ultimi anni e alle amministrazioni locali, che hanno totalmente o quasi ignorato questo problema continuando a riprodurre pratiche per niente trasparenti - vedi gestione appalti alle aziende del Nord,del Centro e del Sud che dovrebbero effettuare la raccolta - e che non hanno dimostrato la volontà di prendere nessuna decisione politica che potesse evitare le drammatiche situazioni dei giorni odierni.

Da sottolineare la gestione Bassolino che, senza considerare lo sperpero derivante da "consulenze" mai utilizzate etc., ha incassato dalla U.E. e dallo Stato italiano ingenti somme di denaro dei contribuenti e non ha avviato neppure la costruzione dei "taumaturgici" inceneritori. E proprio soffermandoci sulla questione degli "inceneritori" ci sono alcuni aspetti da mettere in luce.
Primo fra tutti è la propaganda truffaldina che dipinge gli inceneritori o termovalorizzatori, come preferiscono chiamarli i politici di turno, come "non inquinanti e non dannosi per la salute". Al contrario persino quelli di ultima generazione non hanno un sistema che permette l'emissione zero di "polveri fini" e altre sostanze altamente inquinanti e dannose sia per l'ambiente che
per le persone.
C'è dunque da ingaggiare una lunga,complicata ma indispensabile rivendicazione sociale dal basso.


Domenico Letizia
Redattore de "Il Pensiero Giovane"

giovedì 7 febbraio 2008

Corruzione: la storia non si ferma mai.


L'anno giudiziario della Corte dei Conti si è aperto martedi 5 Febbraio. Il procuratore generale Pasqualucci ha evidenziato come la corruzione rappresenti ancora una piaga che devasta il tessuto sociale del Paese, che affligge le Istituzioni e che rappresenta una consuetudine affermata negli appalti e nella sanità in particolare.

Questo spiacevole ma non nuovo dato è confermato dall'alto numero di condanne inflitto all'Italia da una sentenza della Corte di Giustizia europea per l'inattuazione di direttive in materia di rifiuti e dal giudizio espresso dall'ex prefetto di Roma e ora Commissario Anti -corruzione Achille Serra.

Quest'ultimo ha addirittura dichiarato che il sistema di corruzione che ha nel corso degli ultimi anni caratterizzato i rapporti tra ambienti criminali, Istituzioni, politici è oggi ancor più reale e sofisticato di quello esistente ai tempi di Tangentopoli.

E' a tutti palese che viviamo in un Paese lungi dal rientrare nei limiti della legalità e che è allo sbando e alla mercè di una corruzione invasiva che coinvolge sempre di più le Istituzioni.

La mafia oggi è bianca e probabilmente col correre dei tempi sarà sempre più pulita e pura. Oggi-conferma Serra- non occorre più l'omicidio o l'attentato se non in rari casi ma si corrode e si corrompe il sistema dall'interno e i fautori di questa operazione sono sempre di più i colletti bianchi.

La storia di questo Paese che a lungo è stata una storia di sangue e di terrore non sembra voler finire, nonostante una tregua che, dopo le stragi del 1992-93, ci aveva fatto illudere che tramite i risultati raggiunti si sarebbe riusciti a sconfiggere definitivamente la mafia.

Il fenomeno della corruzione, della mafia è più che un semplice atto criminale e/o illegale: è cultura e tradizione di un Paese, l'Italia, che da tanti e troppi anni non vuole, non può e non riesce ad estirpare le radici del malaffare e del sorpruso.

Educhiamo i nostri figli ad essere onesti e a non essere furbi e probabilmente un giorno il corso della storia del nostro Paese potrà, stavolta definitivamente, cambiare rotta.
dsa
das
Giovanni Palmieri.
Redattore de Il pensiero Giovane

martedì 5 febbraio 2008

Parlamentari Incostituzionali






Potremmo parlare dei tanti problemi che affliggono la nostra amata Italia, e, con un pò di tempo, lo faremo. Ma oggi voglio analizzare, partendo dalla Costituzione,  la situazioni di quegli onorevoli che sono stati giudicati insindacabilmente colpevoli dalla magistratura, per reati gravi. Costruiamo le basi: il Parlamento è l'organo legislatore dello stato italiano, espressione del popolo, che lo elegge attraverso elezioni a suffragio universale; la Magistratura, amministrata in nome del popolo, è l'organo che amministra la giustizia, e controbilancia il potere legislativo (quello delle Camere). Detto questo, eseguiamo un semplice sillogismo: se la sovranità appartiene al popolo (art 1, comma 2), il popolo elegge le Camere (a cui quindi trasferisce la sovranità, comunque sempre esercitata in nome del popolo); ora, nel caso la Magistratura giudichi un onorevole, colpevole senza possibilità di appello, ad esempio, per reati mafiosi, dovrebbe scattare l'espulsione automatica dalle Camere. Oggi, questo potrebbe (potenzialmente) accadere grazie ad apposite commissioni parlamentari che si occupano di giudicare (di nuovo?!) l'onorevole colpevole: questo meccanismo ovviamente mostra le sue pecche nel momento in cui ci rendiamo conto che le commissioni sono composte da membri parlamentari di diversi partiti (e possiamo ben immaginare gli accordi sottobanco possibili in situazioni del genere (chi ha interesse ad espellere un onorevole quando poi il "favore" può ritornare?)).
Personalmente penso che l'espulsione dovrebbe scattare automaticamente dopo  la condanna definitiva da parte della Magistratura. Il principio sarebbe semplice: nel momento in cui un onorevole (che dovrebbe esprimere la sovranità popolare) viene condannato senza possibilità di appello dalla Magistratura (che amministra la legge in nome del popolo), dovrebbe essere automaticamente delegittimato, poichè, nel momento in cui viene condannato, viene a mancare la sovranità popolare che il popolo (attraverso le elezioni) gli aveva accordato.
Purtroppo, il punto è sempre lo stesso: bisogno di cambiamento. L'attuale classe politica è marcia, molto marcia. Ad esempio, posso citare l'ex-Ministro della Giustizia, che ha detto: " tra il potere e la famiglia, scelgo la seconda". Ora, sorvolando sul caso Mastella, concentriamoci sulla parola "potere": non ha detto "tra il mio incarico e la famiglia" o " tra i miei doveri verso il Paese e la famiglia" , ma ha detto "potere", si tratta solo di crudo potere. Oramai non c'è bisogno di salvare neanche la parvenza di essere un uomo per lo Stato, il marciume è sotto gli occhi di tutti.  Penso di poter concludere con le parole dell'antifascista Piero Benedetti, pronunciate ai figli prima della sua fucilazione:
“Amate vostra Madre affinchè il vostro affetto colmi la mia assenza. Amate lo studio e il lavoro.
Dell’amore per l’umanità fatene una religione.
Amate la libertà ma ricordate che questo bene supremo va difeso,talvolta con la vita.
Amate la Madre Patria non dimenticate che la Patria vera è il Mondo e ovunque vi sono Vostri simili quelli sono Vostri Fratelli”. 


Giovanni Affinita
Redattore de "Il Pensiero Giovane"

venerdì 1 febbraio 2008

Bisogno di cambiamento: l'osteria parlamentare

Qualcuno sputa, un altro mangia una sana fetta di mortadella e un altro ancora si permette di stappare una bottiglia di champagne. Peccato che non ci troviamo in un’ osteria ma in uno dei due rami del nostro parlamento dove le persone ivi sedute rappresentano l’ Italia tutta. Ma possono mai essere rappresentati così i migliaia di operai e dirigenti fiat che da qualche anno hanno riportato la storica azienda torinese a guadagnarsi il titolo di auto dell’anno con la Cinquecento? Possono gli imprenditori tutti, quelli che creano posti di lavoro e ricchezza, assistere ad uno spettacolo del genere? E’ vero che in una democrazia è il popolo che elegge i suoi rappresentanti ma ciò che più inquieta è che questa volta il popolo non ha deciso nulla, hanno fatto tutto le segreterie dei partiti. La maggior parte dei deputati si conosceva già prima delle elezioni. E si conoscono già ora i nomi dei prossimi parlamentari se si dovesse votare in primavera. Cosa sicuramente legittima. Ma vale la pena votare con questa legge definita da Calderoli (colui che l’ha proposta) una porcata? Vale la pena avere queste liste bloccate? Oppure conviene cambiare questa legge elettorale? Permettere ai cittadini di votare il candidato e non solo il partito? Qualunque cosa decidano i signori del parlamento speriamo che non perdano tempo perché nella difficile congiuntura economica internazionale in cui ci troviamo il nostro Paese non può permettersi di star fermo. Ci vuole un governo che abbia la possibilità di prendere decisioni coraggiose, fare da stimolo all’ economia. Basta guardare oltreoceano per capire il diverso modo di approccio alla situazione. Bush ha promesso un manovra finanziaria dell’ 1% circa del PIL per aiutare il Paese ad uscire dalla fase di rallentamento della propria crescita, in Italia negli stessi giorni il governo è caduto ed ora nessuno potrà prendere decisioni in merito. Ancora una volta abbiamo la dimostrazione che i politici più al benessere del Paese pensano al benessere delle loro tasche, cercano disperatamente una poltrona dove sedersi oppure vogliono il potere politico per tutelare i propri interessi. Riguardo quest’ultima questione è emblematico quanto accaduto oggi. Il signor Berlusconi è stato assolto dall’ accusa di falso in bilancio perché tale fatto non è più considerato reato. Ovviamente è stata una legge varata durante il governo di centro destra a decretare un tale stato di cose. Una delle tante leggi “ad personam” tra cui figurava anche il famoso lodo Schifani fortunatamente dichiarato incostituzionale. Una vergogna. Seguiamo con trepidazione gli sviluppi di questa vicenda sperando che quella capacità tipicamente italiana di risolvere tutto all’ultimo momento ci salvi ancora una volta dal baratro della recessione verso cui ci stiamo lentamente avvicinando. Non possiamo continuare ad inseguire gli altri Paesi. Abbiamo bisogno di un cambiamento.






Marco Salerno

Collaboratore Esterno


sabato 26 gennaio 2008

Sulla Crisi di Governo: una coalizione arrogante

Fatto: il governo Prodi-bis è caduto. La caduta è avvenuta in Senato. Lo stesso Senato che fin dall’inizio aveva fatto dubitare sulla effettiva governabilità dell’attuale maggioranza, dopo una prima avvisaglia avutasi poco meno di dodici mesi fa (mozione sulla politica estera respinta e prime dimissioni del Presidente del Consiglio), ha infine castigato, sembra definitivamente l’ormai ex-premier. Ora tutti sanno i fatti e staranno a gettare condanne, a cercare colpevoli: Mastella, Di Pietro, il Partito Democratico, la legge elettorale, Prodi stesso.

Ma il problema è essenzialmente un altro: ad essere punita è stata l’arroganza. L’arroganza di un premier neo-eletto e di una maggioranza che, all’indomani della vittoria sul filo del rasoio del 9 aprile di due anni fa, non ha avuto la brillante idea di accettare il sostanziale “pareggio” e fare un passo indietro; passo indietro fin da subito auspicato dall’allora premier uscente, e formare un governo che contasse una maggioranza più ampia di quella risicatissima, almeno in Senato, che gli italiani avevano scelto. Eppure un passo indietro sarebbe stato auspicabile, soprattutto alla luce del fatto che, nel computo dei voti della Camera Alta, il centro-sinistra era uscito battuto di oltre un milione di voti, mentre nell’altra camera, la stessa coalizione guidata da Prodi contava appena 14mila (se non ricordo male) voti di vantaggio. Ma la tanto vituperata legge elettorale permise all’Unione di prevalere (altra cosa bizzarra, con la legge elettorale applicata nel 2001 is sarebbe usciti con una situazione ben peggiore, con l’Unione maggioranza alla Camera, e la Casa delle Libertà maggioranza in Senato.

Se poi a ciò si aggiunge che questa stessa maggioranza, se così la si può definire, ha ben pensato di usare solo i suoi voti per eleggere il Presidente della Repubblica, il presidente di tutti gli italiani, si può ben comprendere come, fin dall’inizio, si concepì l’idea che la vita di questo Governo sarebbe stata molto breve.

Ora gli scenari futuri? Io personalmente, pur contestando l’attuale legge elettorale, e pur essendo d’accordo sul fatto che un Governo di larghe intese porterebbe le riforme che troppo servono al nostro paese, auspico un ritorno alle urne nel più breve tempo possibile (perché no, anche questa primavera).

Se poi dovesse presentarsi la stessa situazione del 2006, dalla quale ci accingiamo ad uscire, Berlusconi ha dichiarato che nell’eventualità cercherà l’intesa con il centro-sinistra di Veltroni. Nella speranza che il Cavaliere sia di parola nell’eventualità, non resta che sentire Veltroni, o chi per lui, fare una dichiarazione in tal senso.

L’importante è che il prossimo premier si ponga come obiettivo primario quello di riavvicinare gli italiani alla politica.

Guido Nobile
Collaboratore Esterno
sdaas
Dalla redazione

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